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Bimbo nel lettone: come abituarlo a dormire anche da solo?

Nel tentativo di essere esaustiva, rigorosa e comprensibile al tempo stesso, cercherò di navigare sulla cresta dell'onda che racchiude in sé scienza e buonsenso, testi di studio ed esperienza personale e professionale.

Molti di noi custodiscono tra i ricordi più cari d'infanzia la sensazione di piacere, calore, protezione e sicurezza che nasce nel ritrovarsi nel lettone insieme ai propri genitori; un nido caldo dove abbracciarsi, dove è possibile stringere ed essere stretti, sentirsi, annusarsi: un morbido angolo di paradiso. Ma da genitori ci sono sorgono continuamente dei dubbi e quindi vogliamo anche capire se quello che stiamo facendo sia il meglio per i nostri figli. In questo ci sono d'aiuto diverse scienze, dalla pedagogia alla psicologia, dalla puericultura alla pediatria; naturalmente queste discipline hanno sviluppato, nel tempo, diverse e controverse teorie sul come crescere ed educare i propri figli, spesso poi semplificate in ciò che è “buono” o “cattivo”.

Anche sull’opportunità che i figli dormano nel lettone coi genitori molto si è detto e scritto.
Il letto è luogo di riposo, di gioco, di cultura (ma quanto si legge bene a letto?), di tenerezze, di coccole. È lo spazio più privato dell’intera casa. Chi farci entrare e quando è una decisione importante che ha ricadute su tutta la famiglia.
 

Tenere un bambino nel letto crea una sensazione piacevole per tutti, e quindi? Che si fa? Si può? Ci sono controindicazioni? 

Il letto è privato ed il lettone è lo spazio privato dei genitori; il bimbo è ammesso naturalmente quando il restarci è un’occasione di affetto, di gioco, di condivisione o di rifugio dopo un brutto sogno, un luogo sicuro e protetto come l’abbraccio del papà e della mamma. 
Dormire insieme non è “vizio”, accogliere nel letto vuol dire fare posto, connettersi, stare vicini, dire ‘tu sei speciale e un posto per te c’è sempre, di giorno e di notte, soprattutto quando ne hai più bisogno’. Ci sono numerosi casi di camere separate ma poi di spostamenti al buio, con bimbi che arrivano nel lettone nel pieno della notte.

Le eccezioni che male fanno?  Questa grande risorsa può torcersi contro però se non si sa individuare il momento in cui offrire l’opportunità ai bambini di imparare a dormire da soli.   

Se si trattiene troppo il bimbo nel lettone o se non lo si aiuta a conquistarsi il suo spazio personale, allora si finisce per ostacolare la separazione e l’individuazione, si rischia di ostacolare la sua autonomia e lo sviluppo di risorse legate alla sicurezza e all’autostima. Il bambino prova il piacere di stare con i genitori ma, contemporaneamente, sperimenta che i suoi genitori non lo considerano “capace” di dormire da solo, di far fronte alle piccole insicurezze con i suoi strumenti.
A volte il bambino tra mamma e papà significa anche tra marito e moglie, ed è questa, semplificando, la maggior controindicazione; quando i bambini restano nel lettone perché questo è funzionale ai genitori, quando si dedicano prevalentemente al loro, trascurando la relazione coniugale, o se stanno attraversando una crisi coniugale e usano il figlio come barriera tra loro.

Per addormentarsi bisogna prendere distacco dal mondo, disconnettersi dagli altri, allentare il controllo, abbandonarsi al nulla; il ruolo dei genitori è predisporre un clima di sicurezza in modo che il sonno ne sia conseguenza naturale.


Per questo si dimostra importante inventare dei rituali pre-nanna
, ripetete ogni giorno le stesse azioni, possibilmente nella stessa sequenza, creando la giusta atmosfera; la routine rassicura e trasmette il messaggio che “è tutto come sempre, si può dormire tranquilli”. I bambini ci si affezionano: dopo cena si gioca ancora un po’ o si guarda un cartone e poi ci si lava; ci si mette il pigiama, si abbassa la luce, la mamma o il papà leggono una storia, si sistemano i pupazzi nel letto. Ci si dice "buonanotte": si può partire dal dire buonanotte al pupazzo preferito o agli oggetti a cui è più affezionato, per poi passare a dire buonanotte al papà e alla mamma e poi si fa la nanna!

Lo “spazio” dedicato al sonno deve essere confortevole, sicuro, adeguato all’età del bambino.
Per quanto possa sembrare solo un capriccio, alcuni bambini hanno davvero molta paura del buio, per cui bisogna far sì che la luce sparisca gradualmente dalla sua stanza, si può quindi lasciare la porta socchiusa o una piccola luce accesa per rassicurarlo.

Quindi "MAI mai" indica che a volte ci si concede di stare tutti nello stesso letto per costruire un momento di gioia, e "SEMPRE mai" sottolinea l’importanza di trovare ognuno il proprio morbido angolo di paradiso. 


Dr.ssa Antonella Tusa
Psicologa – Psicoterapeuta
Specialista terapia famigliare.
Azienda Ospedaliera Desio – Vimercate (MB)


 




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