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Il riposo dell’operato: come dormire bene dopo la chirurgia ortopedica

Marco Testa - Coordinatore Master in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici Università degli Studi di Genova – Campus di Savona; Aldo Ciuro - Docente Master in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici Università degli Studi di Genova – Campus di Savona; Maria Grazia Massaro - Fisioterapista presso la U.O. di Fisiatria P.O. Matera ASL MT4

Chirurgia ortopedica e riposo: materassi e cuscini sono fondamentali per un veloce e migliore recupero post operatorio.

La popolazione mondiale, e in particolare quella italiana, sta invecchiando, le nostre articolazioni tendono ad usurarsi sempre più e il ricorso alla chirurgia ortopedica è sempre più frequente. Inoltre le tecniche chirurgiche si sono evolute molto ed i risultati, in termini di qualità della vita e di ritorno ad attività quotidiane prima impedite, incoraggiano il ricorso a procedure come le protesi di anca e ginocchio.

 

Se pensiamo invece a soggetti in età lavorativa, gli interventi di chirurgia ortopedica più comuni sono quelli eseguiti in “artroscopia” cioè attraverso l’uso di piccole sonde che sono in grado di  entrare in articolazione senza effettuare incisioni importanti migliorando così il risultato sia dal punto di vista estetico che in termini di velocità di recupero.

 

Le articolazioni più comunemente sottoposte ad interventi in artroscopia sono le ginocchia per le lesioni dei menischi o legamenti e la spalla per le lesioni di muscoli e tendini. Nonostante questi progressi, nei giorni immediatamente successivi all’intervento, è inevitabile avvertire dolore, di intensità variabile tra lieve e moderato, legato all’infiammazione secondaria alla procedura chirurgica e al normale processo di guarigione. Il dolore e le posizioni più o meno obbligate  necessarie per tutelare la zona operata, influenzano negativamente la qualità del sonno e determinano l’instaurarsi dell’ormai noto e “temuto” circolo vizioso dolore-disturbi del sonno-dolore.

 

Comunque, per migliorare la qualità della vita di questi pazienti durante la convalescenza, esistono delle norme di comportamento e delle strategie specifiche, che prevedono l'utilizzo di cuscini e un buon materasso, che minimizzano gli effetti negativi della procedura chirurgica sulla qualità del sonno.

I consigli dei fisioterapisti

Artroprotesi di anca. Generalmente, nei primi tre mesi dall’intervento, il rischio di lussazione (cioè di dislocazione) della protesi è più elevato e chi si sottopone ad artroprotesi di anca deve rispettare alcune norme di comportamento che sicuramente non favoriscono un buon riposo. Ci sono però degli adattamenti che possono conciliare la necessità di proteggere la protesi con quella di preservare la qualità del sonno. Vediamo come:

  • Nei primi 3 mesi dall’intervento (salvo diversa indicazione del chirurgo) è assolutamente vietato giacere in posizione prona o sul fianco dal lato operato. Una vera tragedia per chi dorme sul fianco… Si può però stare sul lato sano posizionando un cuscino tra le gambe in modo da sostenere l’arto operato in una posizione leggermente sollevata rispetto al tronco. Inoltre è opportuno supportare il busto con un altro cuscino per evitare il rischio di girarsi involontariamente provocando movimenti pericolosi sull’anca operata.
  • Alti movimenti pericolosi per la stabilità della protesi sono l’eccessiva flessione (piegare la coscia sul tronco), l’adduzione (chiusura) dell’arto operato e la rotazione interna cioè il movimento di avvicinamento delle punte dei piedi tra di loro. Chi riposa normalmente in posizione supina (pancia in su) deve mantenere una posizione di leggera apertura delle gambe attraverso l’uso di un cuscino ripiegato in 2 che impedisce movimenti involontari di chiusura o di rotazione interna dell’anca. Se ci sono problemi respiratori, è anche possibile dormire in posizione semiseduta su un comodo materasso facendo attenzione a non raggiungere e superare un angolo retto tra tronco e coscia.
  • Per quanto riguarda la gestione del dolore post-operatorio, se la sintomatologia si presenta soprattutto di notte disturbando il riposo, bisognerebbe, in accordo con il medico, modificare gli orari di assunzione della terapia antinfiammatoria in modo da aumentarne l’efficacia nelle ore notturne. Inoltre, può essere di aiuto l’uso della borsa del ghiaccio posizionandola sulla sede della ferita chirurgica per 20 minuti ogni ora per 2 o 3 volte prima di andare a dormire. Questi suggerimenti sono applicabili a tutti gli interventi di chirurgia ortopedica.

 

Artroprotesi di ginocchio. Solitamente le protesi di ginocchio non hanno problemi di stabilità, anzi le complicazioni più importanti da prevenire sono la rigidità e il mancato raggiungimento della completa estensione (il ginocchio rimane piegato) con conseguente impossibilità a camminare in modo corretto. Per questo motivo chi si sottopone a questo intervento viene stimolato precocemente a muovere l’articolazione e raggiungere il prima possibile la completa estensione. Quindi durante la veglia è importante muovere il più possibile il ginocchio rispettando la soglia del dolore ed evitare di mantenere a lungo la stessa posizione. Per quanto riguarda il riposo notturno ecco alcuni consigli:

  • anche in questo caso è controindicato stare sul lato operato e in posizione prona ed è consentito stare sul fianco sano sorreggendo il ginocchio e il tronco con dei cuscini come abbiamo visto per l’anca. La differenza sta nel fatto che il ginocchio deve essere posizionato in una posizione il più possibile estesa.
  • in posizione supina si può posizionare l’arto operato su di un cuscino per favorire la riduzione dell’edema (gonfiore) post-operatorio e bloccare la gamba in posizione neutra posizionando degli asciugamani arrotolati ai lati delle caviglie per evitare delle dolorose rotazioni involontarie che sicuramente interromperebbero bruscamente il riposo.

 

Artroscopia di ginocchio. L’asportazione di una parte di menisco danneggiato in artroscopia è un intervento che si caratterizza per la rapidità con la quale consente di riprendere le proprie attività lavorative e/o sportive. Normalmente, chi si sottopone a questo intervento, non necessita di un trattamento riabilitativo specifico e può tornare gradualmente a correre dopo due settimane dall’intervento e riprendere l’attività sportiva dopo un mese. Ovviamente queste sono indicazioni generali che vanno adattate al singolo paziente, quindi bisogna sempre seguire le indicazioni specifiche fornite dal chirurgo. In ogni caso, la prima settimana post-operatoria è caratterizzata dalla presenza dell’infiammazione con il suo corredo di dolore, gonfiore, rossore, calore e riduzione della mobilità del ginocchio. Gli adattamenti da seguire in questo periodo per ridurre i disturbi del sonno sono identici a quelli visti per l’artroprotesi di ginocchio con la differenza che l’articolazione deve giacere in una posizione intermedia tra la flessione e l’estensione sia se si dorme sul fianco che supini. In questo modo si riducono al minimo le sollecitazioni sulle strutture articolari e si favorisce il buon riposo.

 

 

In caso di ricostruzione del legamento crociato anteriore, la ripresa richiede più tempo arrivando a 4 mesi per riprendere gradualmente la corsa e 6-7 mesi per il ritorno alla attività sportiva. Inoltre, nelle prime 4-6 settimane è necessario indossare un tutore (ginocchiera) che, per il suo ingombro e peso, non facilita gli spostamenti tanto a letto quanto nelle normali attività quotidiane. Per il riposo si possono seguire gli stessi adattamenti previsti per l’artroscopia sui menischi tenendo presente che la posizione del ginocchio è condizionata dalla presenza del tutore. Durante la prima settimana il movimento articolare è completamente bloccato, poi il tutore viene gradualmente sbloccato consentendo movimenti controllati di flessione ed estensione che permettono di posizionare il ginocchio nel modo più comodo possibile.

 

Artroscopia di spalla. Uno dei motivi più frequenti per cui si ricorre all’artroscopia di spalla è la lesione della “cuffia dei rotatori” un complesso muscolare che avvolge l’articolazione, proprio come una cuffia, la cui integrità è fondamentale per la normale funzionalità del braccio. L’entità della lesione può variare da lieve a grave e condiziona la durata del periodo necessario per il recupero che è generalmente compreso tra i 3 mesi e l’anno. Dalle 3 alle 6 settimane seguenti l’intervento viene prescritto l’uso di un tutore il cui ingombro dipende dall’estensione del danno della cuffia. L’impatto del dolore postoperatorio e della presenza del tutore sulla qualità del sonno è molto rilevante soprattutto per il condizionamento che esercita sulla posizione di riposo. In particolare:

  • la posizione da preferire sul vostro materasso è quella intermedia tra la supina e la semiseduta con il braccio operato sorretto da un cuscino in modo da tenerlo allineato o più in alto rispetto al tronco. In questo modo si raggiunge una posizione neutra della spalla, si evitano sollecitazioni dolorose sulle strutture operate e si favorisce la riduzione del gonfiore.
  • per gli irriducibili della posizione sul fianco (ovviamente solo su quello sano), se il tutore non garantisce una buona stabilità della posizione del braccio, bisogna utilizzare dei cuscini e stabilizzare il tronco per evitare dolorose rotazioni involontarie.

 


BIBLIOGRAFIA
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