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Dalle difficoltà recenti ai nuovi obiettivi per l'immediato futuro

mercato

Le recenti difficoltà finanziarie e di mercato hanno costretto tutte le aziende, in tutti i settori, a meglio definire il proprio posizionamento per concentrarsi sul core business ed evitare dispersioni inutili di energie. Anche i produttori di materassi hanno dovuto compiere questo sforzo, concentrandosi sui nuovi stili di vita dei consumatori più vicini ad un prodotto di qualità e che effettuano scelte in linea con la ricerca della salute, del benessere e del rispetto per l’ambiente.

La Pillola

Il sonno in cassaforte

Anche in termini di sonno si può essere previdenti risparmiatori: più si dorme è più riserva di energia si mette da parte, da utilizzare al momento opportuno. Insomma, le ore di sonno che esuberano dalle tradizionali 7 o 8 ore per notte, vengono messe in cassaforte dal nostro fisico che poi le recupera in caso di riposo insufficiente. E’ quanto pubblicato recentemente dal Journal of Sleep Research: su un campione di 24 volontari, a metà di loro è stato mantenuto il proprio ritmo di sonno abituale, all’altra metà è stato chiesto di dormire per 10 ore di seguito ogni notte. Dopo una settimana di trattamento, è stata fatta seguire un’altra settimana di riposo notturno limitato a 3 ore per notte. Chi aveva accumulato ore di sonno in più non ha risentito di alcun deterioramento delle facoltà cognitive e ha recuperato sonno molto più rapidamente degli altri.

 

 

  Nel dramma generale di un 2009 chiusosi all’insegna della crisi, anche se mitigato dalla speranza di una ripresa ormai alle porte, la situazione del settore del materasso non sembrerebbe così compromessa come quella di altri settori. O meglio, la discesa indubbiamente c’è stata, ma come spesso accade le difficoltà hanno dato un grande stimolo alle aziende perché ritrovassero un nuovo equilibrio, anche a costo di profondi ripensamenti nella propria organizzazione interna ed esterna e negli stessi processi produttivi. Questa razionalizzazione ha coinvolto la stragrande maggioranza delle aziende, ma come spesso accade il compito è stato più agevole per le imprese di piccole e medie dimensioni che non per le grandi, grazie alla loro proverbiale agilità di manovra.

E’ un po’ quello che sta succedendo in tutto il manifatturiero italiano ed è quello che fa dire alle aziende del Consorzio che il 2009 è stato sì un anno di sofferenze, ma alla fine i danni sono stati molto limitati da un’azione di pronto intervento.
Insomma spesso il fatturato si è ridotto, ma il pareggio di bilancio o addirittura un piccolissimo margine di profitto sono stati raggiunti, anche se quella cui si è assistito è l’inizio di una trasformazione che forse si accentuerà nei prossimi mesi: “In termini quantitativi i numeri sono calati senz’altro, ma c’è stato uno spostamento verso la fascia alta del mercato, per cui a valore il risultato finale indica un sostanziale pareggio – sostiene Matteo Rossi, di Morfeus – Nella fascia bassa invece si è scatenata la guerra dei prezzi, lasciando ben poco spazio a chi vuole difendere il proprio posizionamento legato a prodotti di qualità”. La maggiore concentrazione su un prodotto di qualità è confermata anche da Adriano Ceccato, di Cignus: “Il mercato in generale, tra alti e bassi, è sostanzialmente fermo, soprattutto come conseguenza della grande sofferenza del settore arredamento. Stanno invece riguadagnando spazio i rivenditori specializzati, presso i quali abbiamo registrato un aumento di fatturato legato alla ricerca di un prodotto di maggiore qualità, che non può mancare nell’offerta al cliente finale”.

Che le difficoltà non fossero svanite con il 2010 era già chiaro all’inizio dell’anno: per certi versi anzi si può dire che i veri problemi si devono affrontare ora, a causa della scarsità di denaro a disposizione delle imprese e dei rivenditori, nonché della minore capacità d’acquisto dei consumatori. Ma se i primissimi mesi sono stati molto avari di risultati, marzo e aprile hanno dato segnali positivi. E’ troppo presto per dire che il peggio è passato, quello che invece si registra è un andamento altalenante, che non permette di fare previsioni certe: “Nonostante le recenti buone vendite, non possiamo certo dire che siamo all’inizio della ripresa, perché può benissimo capitare un altro mese negativo seguito poi da uno con segno più: la situazione è fluida, va vissuta mese per mese” conferma Andrea Gesuato, di Somnium. E’ un quadro di sostanziale incertezza, cui si aggiunge un elemento di particolare preoccupazione, come sottolinea Claudia Ravaglia di Maxitalia: “Oggi uno degli aspetti più critici è la difficoltà nei pagamenti: spesso i clienti hanno forti problemi di liquidità, e nel caso delle vendite contract la prudenza deve essere molta”. Il problema è in realtà generalizzato, perché caratteristico di questa fase economica, tanto da rendere ormai indispensabile la copertura assicurativa sui crediti. Ma le conseguenze si spingono ancora più in là. L’opera di riorganizzazione che tutte le aziende hanno dovuto compiere per restare competitive ha interessato anche i rapporti con i clienti: c’è stata una sorta di selezione, che ha portato ad escludere le situazioni di rischio per privilegiare invece sia i business già consolidati, e ulteriormente rinforzati, sia la ricerca di nuovi contatti purché all’insegna dell’affidabilità.

Grande prudenza anche per quanto riguarda la ricerca di nuovi sbocchi all’estero: come ricorda Lorenzo Moreo di Simam “La priorità per tutti resta il mercato domestico, da tutelare anche attraverso un rapporto più stretto con i rivenditori per rafforzare l’alleanza nella difesa del concetto di qualità”; ma la necessità di ampliare i propri orizzonti di mercato è comunque sentita. Anche in questo caso la prudenza è il criterio guida: è significativo infatti quanto afferma ancora Matteo Rossi quando dice “Per ora la nostra presenza all’estero è limitata in termini percentuali sull’intero fatturato, ma occorre ricordare che proprio questo fatto ci ha consentito di limitare i danni: la crisi infatti è stata per ora sentita molto di più nei paesi del Nord e dell’Est Europa che in Italia. Ora la situazione si sta invertendo, la ripresa stenta in Italia mentre sembrerebbe già ripartita all’estero: pare dunque giunta l’ora di investire in questa direzione”.
Ma le difficoltà sono tante, dovute sia alla necessità di allestire una rete distributiva che possa operare in loco mantenendo stretti contatti con la casa madre, sia alla forte competizione internazionale, caratterizzata da uno squilibrio di prezzi a causa dei costi di trasporto e dei dazi doganali e dalle dimensioni dei competitor, spesso grosse aziende che producono 2.500/3.000 materassi al giorno. In questo può aiutare la buona immagine del prodotto Made in Italy, il cui alto livello di qualità percepita contribuisce a sostenere un prezzo d’acquisto più elevato della media, ma “rischia di non essere sufficiente – precisa Andrea Gesuato – perché l’argomento qualità è sentito fino a un certo punto dai rivenditori locali, per i quali il confronto di prezzo resta comunque determinante. Andrebbe probabilmente sostenuto da altri concetti più espliciti, legati alle prestazioni e al benessere: in questo potrebbe essere di grande aiuto l’attività del Consorzio”.

Chi crede in modo particolare nell’espansione all’estero è Lordflex, che già ha un’incidenza sul fatturato totale pari al 30% : “L’anno scorso abbiamo avuto forti difficoltà a causa della grande crisi sentita in modo particolare nell’Est Europa – sostiene Guerrino Bini – ma quest’anno l’obiettivo è quello di consolidare il business. Stiamo anche per approcciare l’area mediterranea, ma non mi nascondo che l’impresa è parecchio ardua”.

Dubbi, incertezze ma anche grande cura per la salute aziendale e sguardo proiettato in avanti: sono preziosi segnali di vitalità che fanno intravedere spazi di crescita importanti per il Consorzio e per le aziende in esso rappresentate. Con il credo di sempre: massima tutela per la qualità di prodotto e spinta all’innovazione.
 
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