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Le acque salsobromoiodiche nella cura delle riniti allergiche e dell'asma brachiale

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In natura le acque salsobromoiodiche escono dai pozzi ad una temperatura di 16°, sono ricche di sali ferrosi, che danno il caratteristico colore, e sono le acque con la più alta percentuale di iodio e bromo.

In natura, solitamente, le acque salsobromoiodiche escono dai pozzi ad una temperatura di 16° ed una densità di 16 gradi bé (1 grado bé corrisponde a 11 gr. di sale per litro) sono ricche di sali ferrosi, che danno il caratteristico colore, e sono le acque con la più alta percentuale di iodio e bromo.

Le principali proprietà terapeutiche di queste acque sono considerate essere:

  • azione antinfiammatoria generale e locale con stimolazione dei processi rigenerativi e cicatrizzali dei tessuti;
  • azione antisettica con ripristino dell'attività muco-ciliare dell'apparato respiratorio;
  • azione stimolante il ricambio attraverso l'azione di tiroide e apparato linfoghiandolare, sede dei meccanismi di difesa dell'organismo.

 

La principale indicazione al trattamento con acque salsobromoiodiche riguarda la cura di affezioni dell'apparato respiratorio.

Le irrigazioni nasali con acque salsobromoiodiche (acque saline) sono in grado di determinare numerosi effetti positivi:

  • detersione dal muco, dalle croste e da altri detriti che possono essere presenti nelle cavità nasali;
  • decongestione nasale: a causa della concentrazione salina si ha un richiamo di liquidi dalle membrane cellulari che provoca una vera e propria decongestione a livello nasale, permettendo quindi un aumento del passaggio d'aria dalle narici ed il ripristinarsi della pervietà dei punti d'aerazione dei seni paranasali;
  • miglioramento della clearance muco-ciliare: l'epitelio delle mucose nasali presenta un movimento delle ciglia in senso esterno-interno; il movimento delle ciglia ad ogni inspirazione è in senso narici-retrofaringe (periferia-ostio nei seni) consentendo di trasportare le impurità fermate dai villi stessi dal naso alla gola, dove il riflesso faringeo provvederà ad eliminarle (diversamente, invece, le ciglia della mucosa respiratoria delle vie tracheobronchiali sono rivolte in senso opposto al fine di favorire l'eliminazione delle impurità che le avessero raggiunte con riflessi quale la tosse e la deglutizione).

 

Alcuni studi clinici hanno dimostrato che tali soluzioni detergono la mucosa, migliorando il battito delle microcilia, in modo che il muco normale sia trasportato meglio dai seni paranasali al rinofaringe. E' importante sottolineare che il trasporto mucociliare (con la tosse e la fagocitosi) è il principale sistema di eliminazione delle particelle nocive inalate. Mentre la fagocitosi si rivolge a particelle di diametro inferiore a 0,5 micron, il trasporto mucociliare provvede a quelle con diametro tra 0,5 e 5 micron, e la tosse infine per quelle di diametro superiore a 5 micron.
I tempi del trasporto mucociliare sono diversi a seconda dei processi patologici, sia per quelli con un'aumentata  viscosità del muco, sia per quelli con una riduzione e alterazione degli elementi ciliari, sia che si tratti di patologie acute occasionali, o croniche-stagionali, come nel caso delle riniti allergiche.

Appaiono evidenti quindi i possibili utilizzi clinici dell'acqua salsobromoiodiche:

  • affezioni delle vie aeree superiori con eziologia infettiva, nel caso in cui l'esame obiettivo evidenzi la presenza di abbondanti secrezioni e formazioni crostose
  • affezioni delle vie aeree superiori con eziologia allergica, permettendo, in questo caso, un allontanamento degli allergeni con la conseguente riduzione o eliminazione delle reazioni infiammatorie che si generano nel naso a seguito del contatto tra allergeni e anticorpi specifici
  • affezioni rino-sinusali; l'interpretazione attuale dei meccanismi fisiopatologici alla base della rinosinusite, attribuisce grande importanza all'ostruzione del complesso osteo-meatale e del recesso sfenoetmoidale. Questa regione, localizzata a livello del meato medio, rappresenta il punto di confluenza del flusso mucociliare proveniente dai seni mascellari, frontali ed etmoidali. Appare evidente come la pervietà di quest'area, che può facilmente sfruttare a suo vantaggio l'azione decongestionante della soluzione salina, sia indispensabile al mantenimento delle normali condizioni fisiologiche all'interno dei seni paranasali.
  • sindrome rinobronchiale: tale sindrome si viene a determinare  quando i processi infiammatori delle prime vie aeree compromettono la funzione e lo stato immunitario dell'intero albero tracheobronchiale fino a condurre ad una sintomatologia asmatica.
  • asma bronchiale: nei soggetti asmatici, il mantenimento di una buona pervietà nasale costituisce un validissimo presidio terapeutico anche al fine di evitare temibili complicanze quali l'insufficienza respiratoria cronica e la malattia di Widal.
  • patologie che determinano sia a livello nasale sia a livello delle alte vie respiratorie, un aumento della produzione e della viscosità del muco, con conseguente ristagno nei distretti anatomici interessati (Sindrome di Kartagener e Mucoviscidosi).
  • miglioramento dell'assorbimento di farmaci ad uso topico nasale e delle alte vie respiratorie (associando il trattamento con acque salsobromoiodiche a quello farmacologico specifico, ad azione topica): la detersione nasale, se eseguita prima della somministrazione farmacologica, determina un migliore assorbimento del farmaco ed inoltre permette un'adeguata idratazione ed umidificazione locale, prevenendo alcuni degli effetti collaterali di prolungate terapie locali (epistassi, secchezza delle fauci).
  • epistassi: la detersione nasale con acque salsobromoiodiche determina, grazie all'idratazione ed umidificazione locale, una diminuzione della frequenza degli episodi, soprattutto quando questi siano associati ad un non perfetto funzionamento nasale.
  • decorso post-operatorio di trattamenti chirurgici sul naso (settoplastiche, rinosettoplastiche, scollamenti del setto, turbinotomie, polipectomie nasali): il lavaggio endonasale permette un rapido miglioramento sia del quadro obiettivo che della sintomatologia soggettiva del paziente, rimuovendo le secrezioni, le croste e le possibili aderenze, causa di successive sinechie, che si formano normalmente nel naso a seguito dell'intervento chirurgico.
  • miglioramento della sintomatologia soggettiva dopo tamponamento nasale: la rimozione di eventuali secrezioni, presenti nel naso, a seguito del posizionamento e della permanenza (per almeno 24 ore) di un tamponamento nasale determina un rapido miglioramento del quadro obiettivo e della sintomatologia soggettiva del paziente.
  • adenoidite acuta e cronica: una buona detersione nasale e del rinofaringe, in età pediatrica, risulta essere il metodo più efficace per una semplice, ma valida, prevenzione di episodi ricorrenti di adenoiditi.
  • otite media rinogena: il buon funzionamento della tuba di Eustacchio è strettamente correlato ad una buona pervietà nasale, l'azione detersiva delle acque salsobromoiodiche risulta essere efficace soprattutto nel caso in cui l'ostruzione nasale sia determinata da fattori meccanici (secrezioni siero-muco-purulente, croste ematiche).
  • tosse: soprattutto nei bambini, l'irrigazione nasale con la conseguente umidificazione-detersione del rinofaringe può rendere la tosse meno fastidiosa e facilitare l'espettorazione.
  • iposmia: poiché spesso le alterazioni della sensibilità olfattiva sono portate da un'ostruzione meccanica degli spazi nasali atti al contatto del recettore con la molecola odorosa, in taluni casi, una rimozione meccanica, tramite lavaggio, di secrezioni nasali, permette un miglioramento della funzione olfattiva.
  • ripristino della normale mucosa nasale dopo intossicazione iatrogena (farmaci): taluni farmaci sono in grado di determinare dei danni secondari a fatti ischemici o ad azione diretta sui tessuti: una detersione costante facilita il ripristino delle normali attività trofiche e quindi un più rapido recupero morfo-funzionale delle mucose.

 

Non vanno altresì dimenticate le modificazioni ormonali che avvengono durante tale terapia: caratteristico è, ad esempio, l'attivazione del sistema cortico-surrenale, con aumento delle beta-endorfine e del cortisolo (con azione quindi antinfiammatoria) conseguente alla somministrazione di acqua salsobromoiodica per via inalatoria.
La durata del trattamento, come del resto la posologia, varia a seconda dell'entità e natura delle affezioni e dai protocolli terapeutici di ogni singolo medico: alcuni autori riportano una posologia di 2 lavaggi quotidiani per una durata di 30 giorni per il trattamento di sinusiti acute, altri autori, tra cui Bachmann, per la medesima affezione morbosa, riportano la stessa posologia ma per una durata di tempo minore (10 giorni).

 

Pazienti e metodi

Riportiamo i risultati di uno studio randomizzato, controllato, condotto su una casistica di pazienti affetti da rinite allergica (stagionale o perenne), con lo scopo di valutare gli effetti terapeutici dei lavaggi a base di acqua salsobromoiodica.

Da tale studio sono stati esclusi pazienti con processi tubercolari attivi, neoplasie, cardiopatia scompensata, grave nefropatia, gravi infezioni acute.
Tutti i pazienti inclusi sono stati divisi in maniera randomizzata in due gruppi: il gruppo di pazienti definito come A è stato trattato con spray endonasale somministrato per 30 giorni alla posologia di sette applicazioni quotidiane per ogni narice, mentre il gruppo B ha condotto la sperimentazione assumendo una preparazione a base di gocce oleose, per lo stesso periodo e con la stessa posologia del gruppo A.

All'inizio e al termine del periodo di trattamento tutti i pazienti sono stati sottoposti a visita otorinolaringoiatrica comprendente:

  • rinoscopia anteriore.
  • fibrolaringoscopia
  • rinomanometria anteriore.
  • prick test.
  • Rast.
  • dosaggio delle IgE totali e delle altre immunoglobuline (IgA-IgM-IgG).
  • valutazione della sintomatologia clinica soggettiva mediante scala analogica visuale (0: assenza della sintomatologia, 10: presenza di una sintomatologia estremamente fastidiosa).

Sono stati inclusi in totale 79 pazienti che hanno completato il periodo di trattamento previsto (39 nel gruppo A, 40 nel gruppo B). I due gruppi erano comparabili per età, sesso, durata della patologia e sintomatologia clinica.

 

Risultati

Al termine della sperimentazione è stato possibile riscontrare un significativo miglioramento della sintomatologia clinica soggettiva in tutti i pazienti appartenenti al gruppo A (da una media iniziale di 7,5 della scala della sintomatologia si è giunti ad una media di 3); nel gruppo B si è verificato un miglioramento della sintomatologia soggettiva solo in una parte dei pazienti con valori di riferimento della scala soggettiva da 7,5 a 4,6 (p Di particolare interesse è il dato relativo all'andamento delle IgE sieriche, in cui l'analisi della varianza ha messo in evidenza una diminuzione (-27%) (p<0,001) statisticamente significativa rispetto ai valori basali.

 

Dott. Giulio Brivio
Medico Chirurgo
Specialista in allergologia, immunologia e fisiopatologia respiratoria

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