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Sonno, sogno e trauma

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Cosa fare in presenza di disturbi del sonno causati da eventi traumatici.

Quanto possono influire sul sonno e le sue patologie eventi traumatici più o meno gravi? Molto, molto più di quanto si possa comunemente pensare.

Ce lo spiega il Dr. Giorgio Odone, medico psichiatra e psicoterapeuta, che da un anno a questa parte ha tra i suoi pazienti testimoni direttamente coinvolti nel deragliamento del treno pendolare a Limito a sud di Milano.


Emilio si presenta alla visita un po' trafelato, con l’aria di una persona che è sempre di corsa ……. in effetti mi spiega che lui, 60 anni quest’anno, ha trascorso gran parte della sua vita di corsa, per riuscire a salire in tempo su uno di quei treni pendolari che l’avrebbero portato avanti e indietro da Milano per lavoro.

Ma questa volta è successo qualcosa di grave, di catastrofico, inimmaginabile: il treno delle 6,30 su cui viaggiava quella mattina è deragliato, e dopo un lungo percorso accidentato si è accartocciato su se stesso

Emilio descrive con angosciosa precisione i lunghi minuti della tragedia, la corsa sconnessa del treno in cui i passeggeri venivano sbalzati da ogni parte, le urla di terrore, la sua prontezza di spirito nello spostarsi verso la parte finale della carrozza, prontezza che gli ha salvato la vita, mentre altri sono rimasti stritolati tra le lamiere contorte.

La diagnosi è chiara: Disturbo post-traumatico da stress (in sigla DPTS), un disturbo che compare dopo esposizione reale alla morte o alla minaccia di morte, e che si caratterizza per la presenza di alcuni tipi di sintomi, quali i sintomi di intrusione (ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento traumatico), i sintomi di evitamento (tendenza ad evitare gli stimoli e le situazioni che si associano all’evento), i sintomi dissociativi (alterazioni negative di pensieri ed emozioni associati all’evento, come l’amnesia, la presenza di pensieri fissi, sentimenti di distacco dall’ambiente ecc…), i sintomi di “arousal”, cioè di aumentata allerta.


Emilio, pur essendo trascorso più di un mese dall’incidente, non riesce ancora a riprendere il treno. 

Lo tormentano anche i disturbi del sonno: non solo ha problemi ad addormentarsi, ma si sveglia di continuo nel corso della notte, si sveglia con la sensazione di non aver riposato in modo adeguato, si sente stanco e irritabile per tutto il giorno. La qualità del sonno è gravemente alterata dall’irruzione degli incubi notturni, incubi in cui Emilio rivive il momento terrificante del deragliamento in modo intenso, vivido, come se si trovasse catapultato in un film a colori di cui è protagonista e da cui non riesce in nessun modo ad uscire.

 

Cosa fare in questi casi drammatici, che possono rovinare la vita anche per anni al malcapitato  e ai suoi familiari ?

E’ chiaro che, per quanto riguarda i disturbi del sonno, la prescrizione di un semplice ipnotico e i consigli su come migliorare “l’igiene” del sonno non bastano. E’ necessario impostare una terapia più articolata, che vede al primo posto trattamenti di tipo psicologico, in particolare la psicoterapia cognitivo-comportamentale, rispetto al trattamento farmacologico, basato in genere sull’utilizzo di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. . Negli ultimi anni, in concomitanza con il rilievo particolare dato agli aspetti dissociativi e alle alterazioni qualitative del sonno come fattori di rischio per il cronicizzarsi del disturbo post-traumatico, fra le scelte delle tecniche psicoterapiche stanno assumendo una posizione di maggior rilievo l’EMDR e l’ipnosi.
In particolare l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un metodo divenuto molto importante nei casi di disastri collettivi, in quanto permette una significativa riduzione della sintomatologia tipica del DPTS già dopo poche sedute. La tecnica si basa su una doppia focalizzazione, facendo focalizzare il paziente sugli elementi più significativi  dell’esperienza traumatica e in contemporanea sui movimenti oculari, ottenendo effetti di desensibilizzazione e ristrutturazione cognitiva a livello neurofisiologico.

L’importanza di queste nuove tecniche discende dal fatto che , caso raro in tutta la medicina, non solo è possibile curare il disturbo, ma anche tentare interventi di prevenzione in larga scala sulle popolazioni a rischio esposte a eventi traumatici, per esempio attentati terroristici e catastrofi.


Dott. Giorgio Odone - Medico Chirurgo-Specialista in Neuropsichiatria Infantile - Psicoterapeuta

 

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