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Sonno: sindrome delle gambe senza riposo

17.11.2016 Sonno e benessere
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Come si manifesta e cosa fare per affrontare uno dei disturbi del sonno più frequenti.

La sindrome delle gambe senza riposo, è un vero e proprio disturbo del sonno che affligge circa il 10% della popolazione, con una maggior prevalenza nelle donne.

Ecco come si manifesta e come intervenire.

Immaginate di essere nel vostro letto sdraiati su vostro materasso con la testa sul cuscino mentre attendete omes legs syndrome, acronimo RLS), nota anche come malattia di Willis-Ekbom dal nome dei due medici che per primi la descrissero.

Questa patologia è considerata come il più frequente tra i disturbi del sonno e si stima che affligga fino al 10% della popolazione, con una maggior prevalenza nelle donne sopra i 50 anni, senza escludere uomini e bambini.

 

Si caratterizza per la comparsa, in condizioni di rilassatezza, soprattutto nelle ore serali e notturne, di una sensazione descritta dai pazienti come “smania”, frenesia o dolenzia a livello degli arti inferiori associata alla necessità quasi incoercibile di muovere le gambe o di camminare per ottenere un sollievo transitorio.

Tutto ciò determina un’importante insonnia o deprivazione di sonno che può portare, come già assodato, a rilevanti conseguenze in termini di salute e qualità di vita. Come se non bastasse, tale disturbo è spesso accompagnato dall’insorgenza di movimenti periodici agli arti inferiori durante il sonno (periodic limb movements o PLM), come flessioni dell’alluce e del piede o anche della coscia che si ripetono ogni 20-40 secondi e che provocano frequenti microrisvegli o risvegli veri e propri durante la notte.

La sindrome della gambe senza riposo può manifestarsi in una forma detta idiopatica, ossia senza una causa specifica, probabilmente dovuta alla carenza di un neurotrasmettitore detto dopamina nell’area del cervello chiamata ipotalamo, oppure può essere “secondaria” ad altre condizioni, ad esempio carenza di ferro, insufficienza renale cronica, diabete, neuropatie periferiche, patologie della colonna vertebrale, morbo di Parkinson, o assunzione di farmaci come antiemetici, antistaminici, antidepressivi o caffeina.

In caso di comparsa di questi sintomi, non incolpate il vostro materasso, è consigliabile invece rivolgersi al proprio medico o al Centro di Medicina del Sonno di riferimento; è infatti necessario individuare e trattare con efficacia l’eventuale causa sottostante, ad esempio una carenza di ferro.

Esistono varie opzioni terapeutiche, di solito efficaci e ben tollerate, come l’utilizzo di farmaci dopaminergici a bassa dose, alcuni antiepilettici o alcuni oppioidi, la cui assunzione deve essere sottoposta a controllo medico.

 
Dr. Andrea Melpignano
Neurologo
Esperto in Medicina del Sonno ESRS (European Sleep Research Society)
 
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