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Quanti tipi di insonnia esistono?

29.10.2013 Sonno e benessere
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Ne soffre il 25-35% della popolazione adulta nella sua forma transitoria, ma resta una patologia sottovalutata. Ma che cos'è l'insonnia e che conseguenze ha?

L’insonnia è definita come un’esperienza di sonno insufficiente o di scarsa qualità; una condizione in cui si avverte la difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno, oppure caratterizzata da risveglio precoce al mattino o dalla sensazione di un sonno non ristoratore. Spesso la sintomatologia notturna si accompagna a conseguenze diurne quali facile irritabilità, flessione del tono dell’umore e aumento della quota ansiosa, mancanza di concentrazione e affaticamento.

 

Si stima che il 25-35% della popolazione adulta soffra di insonnia transitoria ed occasionale, mentre il 10% circa sarebbe affetto da una forma cronica, ovvero presente da più di 4 settimane. Nonostante questa elevata prevalenza, l’insonnia resta comunque una patologia sottovalutata e poco diagnosticata: gli studi Morfeo hanno infatti rivelato che circa la metà dei pazienti insonni non riferisca il problema al proprio medico e che il 52% degli affetti non adotti alcun rimedio.

 

Non esiste tuttavia un solo ed unico tipo di insonnia.

Nella pratica clinica vengono utilizzate diverse classificazioni che si basano, oltre che sulla durata (distinguendo una forma acuta o cronica), anche sulla modalità di presentazione nel corso della notte: è possibile identificare un’insonnia iniziale caratterizzata da difficoltà nell'addormentamento, un’insonnia centrale in cui il sonno è disturbato da numerosi risvegli o da un risveglio prolungato e un’insonnia terminale in cui il risveglio mattutino è precoce. L’individuazione di possibili cause aiuta inoltre a distinguere l’insonnia primaria da quella secondaria, che può essere conseguente all’assunzione di alcuni farmaci, ad altri disturbi del sonno come la sindrome delle gambe senza riposo o ad altre patologie internistiche, neurologiche o psichiatriche.

 

La classificazione dell’insonnia non ha un valore puramente “didattico”, ma permette al clinico di individuare le strategie più utili alla sua correzione.

Per la diagnosi deve essere pertanto considerata non solo la sintomatologia riferita dal paziente, ma anche il suo stile di vita, lo stato psicologico e la presenza di altre patologie.

La polisonnografia può essere d’ausilio per escludere altri disturbi del sonno e può suggerire alterazioni di parametri ipnici, come la durata del sonno, la sua profondità, continuità e stabilità. Identificato il tipo e la severità dell’insonnia, grazie anche all’uso di questionari specifici, può essere attuata una terapia mirata. In primo luogo vanno discussi i comportamenti che possano favorire od ostacolare il sonno e consigliata un’adeguata “igiene del sonno” (es. mantenere orari di sonno regolari, non rimanere a letto svegli) con l’obiettivo di  ristabilire il turbolento rapporto tra paziente e disturbo del sonno ed evitare, specie nei disturbi cronici, i problemi di dipendenza connessi ad un utilizzo prolungato di farmaci. Terapie famacologiche specifiche, come ipnotici benzodiazepinici e non o antidepressivi ad azione sedativa, possono essere prescritti per il controllo e risoluzione del disturbo.

 

Dott. Giorgio Odone
Medico Chirurgo
Specialista in Neuropsichiatria Infantile Psicoterapeuta
Psichiatra presso l'Ospedale di Treviglio (BG)

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