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Un materasso non si distrugge ma si trasforma

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Progettare il materasso considerando il processo virtuoso dell'economia circolare.

“Sono stato un materasso anch’io, poi una volta dismesso ogni singolo elemento componente ha preso una strada diversa per diventare un pannello isolante da utilizzare nell’edilizia o nelle costruzioni civili o qualcosa d’altro, ma di utile”. Questo sarà il futuro prossimo.

Ogni anno in Italia vengono dismessi circa cinque milioni di materassi, il più delle volte portati alle discariche anche se le direttive europee vietano in teoria una simile procedura. Solo una piccolissima parte riesce ad entrare in un sistema virtuoso di riciclo. Tale gestione costituisce un vero problema, perché vengono disattese le principali regole per la corretta tutela ambientale. Le amministrazioni comunali devono sostenere costi importanti per lo smaltimento dei materassi e se avviati alla termovalorizzazione devono essere comunque trattati.

È un peccato, perché i singoli elementi che compongono il materasso sarebbero facilmente recuperabili: il tessuto, le falde di imbottitura, il feltro, il poliuretano espanso, il lattice, le molle in acciaio possono generare nuovi prodotti se inseriti correttamente nelle filiere del settore tessile e d’arredamento, della produzione di isolanti per il settore edile e civile, del settore siderurgico. Si calcola che per i materassi il recupero possibile possa riguardare il 90% dei materiali utilizzati, con un risparmio di 13.500 tonnellate di CO₂ ogni 10.000 tonnellate di prodotti trattati (fonte: Relazione CO2ontare dell’Università degli Studi Milano Bicocca).

In termini di sviluppo sostenibile, la nuova politica energetica per l’Europa scaturita nel 2007 dal Protocollo di Kyoto impone agli stati membri la riduzione della produzione dei gas serra, il passaggio a fonti energetiche rinnovabili e la riduzione del consumo di energia.

Nel 2019 si è aggiunto il Green Deal europeo, una tabella di marcia per rendere sostenibile l'economia dell'UE trasformandola in un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva in cui entro il 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra; in cui la crescita economica sia dissociata dall'uso delle risorse, e in cui nessuna persona e nessun luogo siano trascurati.

Nel 2020 al Green Deal si è aggiunto il NextGenerationEU, il piano per la ripresa post-pandemica che ha come obiettivo un'Europa “più ecologica, digitale e resiliente” a fronte del quale l’Italia sta sviluppando un proprio piano di recupero.

In questo contesto, l’Italia ha modellato delle politiche ambientali nazionali che le hanno permesso di raggiungere il primato europeo nel recupero e riciclo dei rifiuti e nell’economia circolare. Come evidenzia la Fondazione Symbola*, in economia circolare l’Italia raggiunge risultati doppi rispetto alla media europea e molto superiori a quelli di tutti i grandi paesi. È prima nel riciclo industriale delle cosiddette frazioni riciclabili classiche (acciaio, alluminio, carta, vetro, plastica, legno, tessili) ed è il paese europeo con la maggiore capacità di riciclo anche in valore assoluto, superiore alla stessa Germania.

Ma cos’è l’economia circolare? Nata nel corso degli anni ’70 ma affermatasi in tempi più recenti, l’economia circolare prende il suo nome dal meccanismo biologico caratteristico di alcuni organismi, capaci di assimilare e digerire le sostanze nutrienti, per poi reimmetterle nel ciclo vitale. Un sistema quindi di rigenerazione, o appunto chiuso, circolare, che riduce al minimo gli sprechi. Questo stesso principio è stato recuperato e adattato al moderno processo economico: l’obiettivo è quello di assicurare ai prodotti un ciclo vitale più lungo, sottoporli alla fine della loro vita a un processo di riciclo/riuso, riducendo drasticamente la produzione di rifiuti. Anzi, i cosiddetti rifiuti diventano gli elementi di base per la creazione di nuovi prodotti.

Tutto ciò presuppone un ripensamento generale dell’intero sistema produttivo. Il prodotto industriale deve essere progettato per inserirsi perfettamente all’interno del processo virtuoso dell’economia circolare, deve cioè prestarsi ad un successivo smembramento e riutilizzo senza produrre scarti inutilizzabili. I componenti biologici devono essere atossici e compostabili, quelli tecnici devono essere riutilizzabili senza dispendio inutile di energia.

In generale le aziende produttive del settore arredo italiano sono a buon punto dato che per i mobili vengono utilizzati in buona parte pannelli truciolari realizzati al 97% da legno riciclato, e che oltre il 90% dei rifiuti delle aziende (quasi totalmente non pericolosi) viene recuperato. Ma per i materassi e in genere per gli imbottiti resta il problema del riciclo: in Italia non esiste ancora un sistema efficiente che renda conveniente il loro recupero e il loro riciclo.

Il problema naturalmente è stato preso in considerazione dai produttori di materassi, tanto che le aziende più avvedute hanno già iniziato a introdurre materiali a basso impatto ambientale nella produzione dei loro materassi, come ad esempio le schiume di poliuretano a base biologica o derivate da polioli riciclati. Come rilevato anche da CSIL**in un recente studio sulla sostenibilità e circolarità nel settore materassi europeo, si prevede che nei prossimi anni il settore evolverà sempre più verso materie prime e componenti sostenibili e circolari.

Solo ultimamente si è cominciato a considerare anche un sistema collettivo per il recupero dei materassi a fine uso. Sempre secondo lo studio CSIL, da questo punto di vista peserà molto una legislazione più stringente che obbligherà le aziende ad una gestione non solo dei rifiuti/scarti di produzione ma anche del prodotto usato.

In particolare, il settore dei materassi in Italia dovrà rispettare una normativa ancora in fase di discussione, il cui disegno di legge estende la responsabilità ai Produttori non solo sugli aspetti finanziari della gestione del rifiuto, ma anche su quelli gestionali, sia per limitare la produzione dei rifiuti nel ciclo di lavorazione sia per la progettazione di manufatti volti a ridurre il loro impatto ambientale.

Tutti i produttori di materassi più coscienziosi, a partire naturalmente da quelli aderenti al Consorzio Produttori Italiani Materassi di Qualità, sono oggi consapevoli che non si possono ignorare le disposizioni che il disegno di legge*** imporrà quando entrerà in vigore in termini di progettazione di manufatti che tengano in considerazione le linee guida sul riciclo degli elementi che costituiscono il materasso perché convinti che anche questo aspetto faccia parte di quel pacchetto esclusivo che contraddistingue un prodotto di qualità.

 

 --> Leggi anche “Come smaltire il vecchio materasso

 

*     L’Economia circolare in Italia per il NextGenerationEU” (Fondazione Symbola, 2021)

**   “Sustainability and circularity in the European Mattress Sector – abstract” (CSIL, 2021)

*** Schema di decreto ministeriale recante l’introduzione della responsabilità estesa del produttore di materassi, ai sensi dell’art. 178/bis - comma 1 del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 (Ministero della Transizione Ecologica, già Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare)

 

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