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Come cambia il sonno con l’avanzare dell’eta'

26.05.2016 Sonno e benessere
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Scopri perché atteggiamento ottimista e capacità di pianificazione sono i fattori chiave per rispondere al meglio ai problemi di sonno della terza età.

Il processo d’invecchiamento può essere considerato a tutti gli effetti un processo di cambiamento che avviene su vari livelli: fisiologico, psicologico, nelle abitudini, nei bisogni, nella salute. Non necessariamente il cambiamento ha una valenza negativa e non necessariamente la qualità del cambiamento è direttamente associata alla presenza o assenza di malattia.


Man mano che si avanza con l’età anche il sonno subisce cambiamenti fisiologici qualitativi e quantitativi. Si riduce il sonno profondo e i risvegli diventano più frequenti e prolungati, anche se la durata del sonno totale rimane intorno alle sette ore e questo peggioramento è compensato da  sonnellini diurni.
Questi cambiamenti si sommano agli eventi della vita (la fine delle attività lavorative e l’arrivo della pensione, modificazioni delle attività sociali, stress psicologici, uso di farmaci, l’insorgenza di malattie), mettendo gli anziani a rischio per lo sviluppo di disturbi del sonno.


Anche se la persona anziana è portata a lamentarsi delle sue difficoltà di sonno, ha però la tendenza a sottovalutare la rilevanza di un efficace riposo notturno ai fini di una buona qualità della vita. Possibili disturbi del sonno infatti peggiorano la sua funzione sociale e il rendimento psicofisico, aumentando il senso d’inutilità.
Le difficoltà del sonno inducono infatti una variazione nella percezione di benessere producendo sintomi diurni quali astenia, disturbi d'attenzione e memoria, ansia e irritabilità, depressione e sonnolenza, e sintomi notturni quali difficoltà di addormentamento, di mantenimento del sonno e sensazione di sonno non ristoratore.

Generalmente, con l’aumentare dell’età i disturbi del sonno sono legati a un problema di salute. Patologie respiratorie (apnee notturne), cardiovascolari (ipertensione, angina), neurologiche (Parkinson, Alzheimer), urinarie, reumatologiche, depressione e ansia, hanno una grande influenza sulla qualità del riposo.


Le condizioni sociali e le caratteristiche personali influenzano l’atteggiamento con cui le persone anziane reagiscono alle difficoltà da affrontare, comprese quelle del sonno.


Un atteggiamento ottimista e una buona capacità di pianificazione sono i fattori che consentono di rispondere meglio ai cambiamenti che avvengono con l’avanzare dell’età. Le persone più ottimiste invecchiano meglio perché sono più aperte, curiose, desiderose di conoscere nuove idee. Il senso di pianificazione aiuta a progettare e affrontare la vita quotidiana in base ai propri desideri e interessi, rispondendo meglio a cambiamenti, conflitti o malattie.


Anche se età, caratteristiche individuali e fattori stressanti della vita predispongono allo sviluppo di difficoltà del sonno, sono i meccanismi cognitivi, affettivi e comportamentali che le protraggono e  le cronicizzano.

Aiutare un anziano ad affrontare le difficoltà del sonno deve avere come obiettivo quello di migliorarne la qualità della vita, prevenendo una progressione del disturbo verso forme croniche e nello stesso tempo cercando di curarlo per migliorare anche eventuali malattie concomitanti. 

Anche se la terapia farmacologica risulta essere la soluzione più immediata, ci sono anche altri aspetti che è importante gestire nel trattamento di un disturbo del sonno, come analizzarne attentamente le cause scatenanti, modificare le errate abitudini di vita che contrastano un riposo di qualità, aiutare a eliminare la preoccupazione per non riuscire a dormire e per le conseguenze diurne, favorire i bioritmi.


Il crescente allungamento della vita media ci obbliga a prestare sempre più attenzione al concetto di “invecchiamento positivo”, per diminuire l’aumento della spesa pubblica per la salute e l’assistenza agli anziani.


In questa prospettiva anche il sonno e il mondo notturno sono aspetti essenziali della salute, sui quali è importante investire.
Le nuove generazioni devono essere informate e sensibilizzate a prendere coscienza di tutto ciò che può aiutare il buon riposo, dalla scelta del cuscino o del materasso, alla scelta della temperatura o l’illuminazione ideale nella stanza da letto.


Se nell’infanzia si prepara una buona adolescenza, possiamo per analogia affermare che è nell’adolescenza e nell’età adulta che si prepara l’atteggiamento adeguato a una buona vecchiaia.

 

Dott.ssa Simona Zurloni
Psicologa dello sviluppo e dell'educazione
Specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale per bambini e adulti

 

 

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