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Sogno o son desto?

15.05.2017 Dormire bene
dettaglio notizia

I sogni sono una parte essenziale del riposo notturno e sono la strada maestra per esplorare quella parte di noi stessi che non giunge alla coscienza.

Che i sogni facciano parte integrante della vita di ognuno di noi, e ne condizionino la qualità notturna, e a volte anche diurna, è un concetto condiviso da tutti, e fonte di riflessione da parte di poeti e letterati:

Siamo fatti della stessa
sostanza dei sogni
e la nostra piccola vita è
circondata dal sonno.
(William Shakespeare,da 'la tempesta' )

Il sogno secondo Freud.

E' a Freud e alla psicoanalisi, tuttavia, che dobbiamo il primo tentativo di dare un senso al sogno, inteso non più come un mero processo somatico, ma una formazione psichica densa di significato: il sogno per Freud è l'appagamento di un desiderio inconscio, e quindi la strada maestra per portarci ad esplorare quella parte di noi stessi che non giunge alla coscienza. Il sogno infatti parla un linguaggio tutto suo, fatto di immagini visive, figure, colori, simboli, molto diverso dal linguaggio verbale della veglia.


Il sonno e il sogno secondo la neurofisiologia.
I successivi apporti della neurofisiologia hanno permesso di approfondire le basi biologiche di questo importante fenomeno della nostra psiche: sappiamo infatti che il sonno è costituito dall’alternanza di fasi NREM e REM (che si verifica in un lasso di tempo di circa 90 minuti), che tende a ripetersi 4-5 volte per notte e costituisce il ciclo del sonno. 

Ogni fase NREM è costituita da 4 stadi, detti di Sonno Lento perché all'EEG si registrano attività elettriche di bassa frequenza ed elevata ampiezza; tale “sincronizzazione” dell'attività elettrica corrisponde ad una maggiore profondità del sonno.
Nel sonno REM invece, l’attività EEG è “desincronizzata”, con onde di basso voltaggio ed elevata frequenza; sono presenti inoltre i movimenti oculari rapidi, alterazioni neurovegetative (aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca), inibizione del tono muscolare. Il sonno tende a superficializzarsi.
E' in questa fase che compare l’attività onirica. I suoi significati biologici sono ancora oggetto di studio. Da una parte sembra che il sogno permetta l'attivazione di una capacità chiave per la sopravvivenza, quella di imparare a imparare, consolidando le tracce mnesiche. Dall'altra consentirebbe una rielaborazione continua dei contenuti, sia consci che inconsci, favorendo un equilibrio emotivo e di vita che si ritiene fondamentale.

Si comprende quindi come proteggere la normale struttura del sonno, consentendo lo svolgimento delle sue varie fasi, compresa quella “onirica”, sia fondamentale per una buona qualità della vita.

Ma quali sono i disturbi del sonno che riguardano  la fase REM, in cui si sogna ?  

Il DSM-5, l'ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, ne annovera due. Esiste innanzitutto un vero e proprio “Disturbo da incubi”, caratterizzato da sogni vividi, intensi, strutturati che si verificano prevalentemente nell’ultima parte della notte e che portano a risvegli angosciosi. Gli episodi si verificano durante le fasi di sonno REM [e per questo, si differenziano dal Pavor Nocturnus, cioè ricorrenti episodi di risveglio dal sonno con terrore improvviso, che si verifica, invece, nel sonno ad onde lente, sonno NREM].

Se risvegliati dopo l’episodio, gli individui sono in grado di raccontare un sogno dettagliato che, per l’appunto, li ha terrorizzati [diversamente dal pavor nocturnus].
Il secondo disturbo prende il nome di Disturbo comportamentale del sonno REM, caratterizzato da ripetuti episodi di risveglio durante il sonno REM associati a vocalizzazioni e a comportamenti motori complessi.

Un ultima curiosità: il sonnambulismo è anch'esso annoverato tra queste “Parasonnie”, e fa parte dei disturbi del sonno NREM: vi è una ipereccitabilità della corteccia cerebrale che da un lato impedisce il sonno profondo e dall'altro mantiene attivi i meccanismi di veglia e di sonno, per cui il soggetto rimane in uno stato di incoscienza che permette le attività motorie.
Spesso si pensa che sia meglio non svegliare i sonnambuli: in realtà il vero pericolo è lasciare dormire la persona che soffre di sonnambulismo, perché potrebbe provocarsi danni inconsciamente.


Dott. Giorgio Odone - Medico Chirurgo - Specialista in Neuropsichiatria Infantile - Psicoterapeuta - Treviglio (Bg)

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