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Come dormiva Da Vinci?

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Leonardo aveva organizzato il suo sonno in modo da sfruttare il più possibile la giornata e avere più tempo per la ricerca e l’arte.

Si racconta che Leonardo dormisse poco ma più volte al giorno, in modo da ottimizzare il proprio lavoro. Brevi e ripetuti sonni di 15-20 minuti durante la giornata sembrano accomunare alcuni tra i più geniali e creativi personaggi della storia.

È esperienza comune che il periodo principale del nostro riposo sia collocato nelle ore notturne, e che nella maggior parte degli individui, questo si possa associare ad un sonnellino nelle prime ore pomeridiane, seguendo il fisiologico ritmo sonno-veglia mono o bifasico.  

Esistono tuttavia dei soggetti in cui il fabbisogno di sonno viene frammentato, con pisolini multipli, nel corso delle 24 ore. Tale ritmo polifasico è tipico del neonato e si può ritrovare frequentemente anche nel soggetto anziano. Ciò che rende particolarmente intrigante il sonno polifasico è il fatto che alcuni tra i personaggi più geniali e creativi della storia dell’uomo sembrano aver mantenuto questo ritmo sonno-veglia per tutta la vita. Tra questi sicuramente il genio di Leonardo da Vinci risulta il più affascinante. Si racconta che Leonardo avesse un ritmo organizzato con fasi di veglia di 4 ore alternate a periodi di riposo di 15-20 minuti. In tale modo l’artista riusciva a ristorarsi massimizzando le sue facoltà mentali e la durata della veglia, che poteva arrivare fino a 22 ore. 

                                                                 

Partendo dall’ipotesi che tale ritmo potesse quindi contribuire ad un miglioramento delle performance cerebrali, dall’inizio del ‘900, sono stati stilati diversi protocolli per abituare il cervello ad abbandonare il fisiologico ritmo mono o bifasico in favore del ritmo polifasico

Astronauti e velisti, che compiono lunghe traversate, vengono preparati all’uso del sonno polifasico al fine di massimizzare le prestazioni ed eliminare il lungo periodo di sonno notturno lasciando più tempo alle attività produttive. 

Se per brevi periodi e in particolari condizioni tale ritmo può essere considerato favorevole , esso rimane comunque artificiale e in controtendenza rispetto al fisiologico ritmo del nostro cervello, il che determina, nel lungo periodo, una deprivazione cronica di sonno che può portare a pensanti conseguenze sulla salute dell’individuo.

Come dormisse veramente Leonardo da Vinci e quanto il suo ritmo sonno veglia abbia influenzato il suo genio rimarrà per sempre avvolto da un alone di mistero ma una cosa è certa: dormire seguendo il naturale ritmo del nostro corpo aiuta ognuno di noi ad essere più performante e in salute. 


Dott.ssa Giulia Milioli 
Specialista in Neurologia
Medico Esperto in Medicina del Sonno
Certificato AIMS e ESRS

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