Sebbene sia caratterizzato dalla quiete, oggi il sonno è considerato un fenomeno attivo ed attivato, caratterizzato dal ciclico susseguirsi di eventi complessi, rappresentati da variazioni dell’attività elettrica cerebrale che configurano le fasi NREM (N1, N2, N3) e REM, alle quali corrispondono tipiche variazioni metaboliche, comportamentali e neurovegetative.
Il sonno di un individuo adulto sano è rappresentato da un unico episodio notturno continuo della durata di circa 8 ore, durante il quale il soggetto giace tranquillo ad occhi chiusi, cambia posizione circa 3-5 volte e si risveglia spontaneamente riposato.
Ma cosa accade durante queste 8 ore?
In condizioni normali, entro 15 minuti dallo spegnimento delle luci, si passa dalla veglia alla fase N1 (sonno superficiale): il soggetto è ancora facilmente risvegliabile, i movimenti oculari diventano lenti, il respiro, il battito cardiaco e la pressione arteriosa si fanno più lenti e regolari.
Dopo qualche minuto il sonno inizia a divenire più profondo e stabile e, passando dalla fase N2 alla fase N3 (sonno profondo), l’attività elettrica cerebrale rallenta, i movimenti oculari sono assenti, il tono muscolare è quasi soppresso, il metabolismo cerebrale si riduce; respiro, battito cardiaco e pressione arteriosa si abbassano ulteriormente diventando molto stabili, la temperatura corporea si riduce, il soggetto è più difficilmente risvegliabile e risvegli improvvisi nel sonno profondo si associano a confusione mentale.
Dopo circa 1 ora di NREM, il sonno si superficializza per arrivare alla fase di sonno REM (o sonno paradosso) caratterizzato da un marcato incremento dell’attività metabolica cerebrale che, in alcune aree, raggiunge valori anche più elevati della veglia; l’attività elettrica cerebrale è simile a quella della veglia, compaiono movimenti oculari rapidi, il tono muscolare è abolito, frequenza cardiaca, respiratoria e pressione arteriosa diventano irregolari.