Rivenditori Rivenditori

Mamme dopo i 35 anni: come cambia il sonno?

08.05.2019 Sonno e benessere
dettaglio notizia

La consapevolezza della dolce attesa

La gravidanza è una fase della vita della donna attesa e idealizzata. Le aspettative a essa associate influenzano la costruzione di una rappresentazione mentale del bambino e della futura relazione di attaccamento.

Per ragioni economiche e sociali, sempre più frequentemente la prima maternità è affrontata, naturalmente o con l’aiuto della fecondazione assistita, dopo i 35/40 anni.

Alla maternità si accompagnano emozioni e sentimenti di gioia, meraviglia, affetto e amore, e generalmente per una donna è un’esperienza emotivamente positiva e di arricchimento.

Spesso il piacere dell’attesa si scontra con difficoltà non prevedibili, legate alla gravidanza stessa. 

Con il crescere dell’età aumenta l’incidenza di complicanze materne, ostetriche, e fetali; diminuisce la capacità di resilienza ai cambiamenti biologici, psichici e relazionali di questo periodo di transizione

Le preoccupazioni possono modificare i vissuti emotivi e la vulnerabilità psicologica della donna in gravidanza, e tutto ciò può avere un impatto negativo sul sonno

La donna che affronta con serenità la gravidanza riferisce una migliore qualità del sonno, grazie all’effetto sedativo e ipnoinducente degli alti livelli di progesterone. 

Fin dal primo trimestre possono presentarsi modificazioni del sonno, frequentemente sottovalutate e accolte con senso d’impotenza e accettazione passiva. 

Il russare e le apnee notturne in gravidanza si associano a un rischio d’ipertensione e sonnolenza diurna. I disturbi di sonno, durante il periodo perinatale, sono spesso accompagnati da ansia patologica e in comorbidità con una sintomatologia depressiva, che può predire in modo significativo l’insorgenza di una depressione post-partum. 

La presenza di una componente ansiosa in gravidanza è normale e assolve la funzione di attivazione e preparazione della donna alle situazioni di travaglio, parto e post-partum, favorendo il processo di sintonizzazione verso i segnali del neonato, fondamentale per l’instaurarsi di positivi pattern d’attaccamento. 

Un’ansia patologica in gravidanza può determinare complicazioni al momento del parto, rendere più difficoltoso l’allattamento al seno e condizionare negativamente il funzionamento neuro comportamentale del feto. 

Una mamma troppo ansiosa è meno sensibile durante l’interazione con il bambino, influenzandone lo sviluppo comportamentale e affettivo. 

Anche la depressione della donna, in gravidanza e puerperio, oltre ad avere conseguenze dirette sulla sua salute, interferisce nella costruzione di una sana relazione di attaccamento

Una mamma depressa, focalizzata sulle proprie angosce e preoccupazioni, è meno ricettiva e responsiva verso i bisogni del neonato, alternando comportamenti di non coinvolgimento a modalità di ostilità e intrusività. 

Di conseguenza, il figlio risponderà con tendenza al pianto e inconsolabilità, difficoltà nell’addormentamento e nell’alimentazione, possibili ritardi nello sviluppo emotivo, cognitivo e motorio.

 

Per questi motivi non è da sottovalutare, per garantire benessere e salute durante la gravidanza e nel periodo postnatale, l'importanza dei disturbi del sonno, che possono essere monito a patologie internistiche e psichiatriche ben più gravi.



Dott.ssa Simona Zurloni 
Psicologa dello sviluppo e dell'educazione
Specializzata in psicoterapia cognitivo-comportamentale per bambini e adulti

Potrebbe interessarti anche...
newsletter Vuoi ricevere consigli su come dormire in modo confortevole?
Dichiaro di aver letto l'informativa qui allegata e di accettare il trattamento dei miei dati personali per le sole finalità indicate.

Contattaci per Informazioni